Skip to main content

“Ehm… signor Presidente” si fece avanti con timidezza il Capo della Polizia. “Era proprio di questo che volevamo avvertirla. Cicalino è già in Sicilia. Sembra che voglia fare una traversata a nuoto fino a Pantelleria… dice che l’Italia è degli italiani e la Sicilia dei siciliani e che gli africani non devono venirci a rompere i… scusi il termine signor Presidente, a rompere i “coglioni” qui a casa nostra dove abbiamo già tanti problemi, dice che è una guerra tra poveri e che la colpa è dello Stato che è latitante…”

Un appassionato di rarità letterarie rimane incuriosito dalle note introduttive di un libro in cui si è imbattuto casualmente. L’autore del romanzo è scomparso e pare che il mistero della sua sparizione sia legato alle storie contenute nel libro. È solo una trovata pubblicitaria o l’autore è davvero sparito? E le storie sono vere o è solo finzione letteraria? Il lettore lo capirà piano piano rendendosi protagonista di una puntigliosa caccia al tesoro che lo vedrà vagare dall’Oriente al continente americano, intrecciando inevitabilmente la sua vita a quella del misterioso scrittore scomparso.
Potrebbe a prima vista sembrare un semplice diario di viaggio “Professione Researcher” di Giorgio Pochetti (Robin&sons Edizioni), invece, man mano che si va avanti con la lettura, ci si rende conto che dietro la maschera di romanzo d’avventura si nascondono le tematiche sociali e politiche più attuali: lo sbarco dei migranti, i rapporti tra ex fidanzati, l’infedeltà coniugale, la moda di dedicarsi a pratiche e filosofie orientali come lo yoga e la meditazione. Basta leggere la citazione introduttiva, infatti, per rendersi conto che Cicalino e i Cinque Sberle è una – per nulla celata – parodia di Beppe Grillo e il partito pentastellato. Quanta satira politica c’è in questo romanzo? Tantissima, se pensiamo che fra le tante storie raccontate nel diario del misterioso scrittore scomparso quella sullo sbarco dei migranti a Pantelleria è non solo la più voluminosa, ma anche quella più divertente e allo stesso tempo riflessiva.
La narrazione si dipana su due piani narrativi, entrambi in prima persona: uno è quello del protagonista, che vola da una parte all’altra del globo alla ricerca dello scrittore che sembra svanito nel nulla, e l’altro è quello dello scrittore fantasma stesso, che dà voce alle sue storie. Un cocktail di diari di viaggio e finzione narrativa, grazie ai quali ci si domanda quanto di vero ci sia negli eventi raccontati e quanto invece sia stato romanzato, se quei Paesi siano stati davvero visitati dall’autore o se siano solo frutto della sua ars letteraria.
Una scrittura fresca e distesa, che non risulta mai pesante e che spinge il lettore a terminare il romanzo in pochi giorni.
Un libro per tutta la famiglia, che consiglio di abbinare alla visione del film “Il giro del mondo in 80 giorni” nella versione del 1956, con un David Niven al massimo della forma.

Giano – 30 Gennaio 2019